La loro posizione è quella di chi, dopo un’attenta analisi , ha coscienza del fatto che, le politiche di lotta alla droga basate su un infantile e moralistico proibizionismo, nascondono di fatto una serie di gravi problemi derivati da queste politiche:
Milioni di persone vengono ogni giorno perseguitate perchè usano droghe e vengono trasformati da leggi conservatrici in criminali, indebolendone la partecipazione alla vita sociale;
La criminalizzazione di chi usa droghe, li allontana dai servizi sanitari pubblici (la dove esistono), impedendo la prevenzione ed il corretto trattamento di malattie come l’HIV e l’epatite C;
In molti paesi del mondo leggi nascoste dalla dicitura “lotta alla droga” portano a sistematiche sospensioni dei diritti umani, arrivando a torturare ed uccidere chi viene imprigionato (in Italia sebbene esista un sistema giuridico che fa in modo che questo non accada, si sono verificati gravissimi fatti dove le forze di polizia hanno arbitrariamente torturato ed ucciso giovani tossicodipendenti).
La ” International Network of People Who Use Drugs (INPUD)” quindi, attraverso la propria azione si propone di portare gli organismi internazionali a intraprendere le giuste politiche di riduzione del danno e di tutela dei diritti umani e salute pubblica.
L’idea è questa: fate un giardino non fate la guerra. Gli artisti Christopher Humes e Noah Scalin hanno ideato la seed gun, la copia di una pistola 9 mm che va piantata e dalla quale germogliano fiori. La pistola è in realtà un misto di polvere di argilla rossa, un compost organico secco e semi di fiori che vengono scelti in base allo stato di appartenenza di chi acquista la pistola. La “pistola seme” che è anche sul mercato, costa però attorno ai 50 $ ottima idea per un regalo dal valore simbolico ma un po costoso, sempre molto meglio, comunque, che regalare una vera arma.
Oggi quel simbolo divenuto, al pari delle indicazioni per gli aereoporti, per le toilettes e per gli uffici postali, un’icona inconfutabile nel suo significato (a meno che qualcuno con una cattiva educazione visiva non lo scambi per logo della Mercedes) di messaggio di pace, tanto da essere soggetto a reinterpreatazioni dai bravi designers e illustratori sul sito del suo compleanno happybirthdaypeace.com.
Che la pace non sia facile da comunicare al potente di turno è un fatto risaputo e allora non ci resta che abbellire i nostri simboli che forse purtroppo resteranno lì a testimoniare in una veste diversa e ancora più colorata ancora una volta gli inganni della guerra.
…Mentre la politica estera signor D’Alema langue.
Primo post dell’anno. Non si è ancora spenta l’inutile eco dei botti di capodanno ed eccoci qui, ancora a parlare dei nostri “soliti” temi: uno su tutti la guerra.
La mostra (alla quale ovviamente molti di noi non possono prendere parte, né come visitatori né come artisti visto che si tiene a New York) Artists against the war organizzata dalla Society of illustrators americana, ci ricorda due cose: che le guerre occidentali in Iraq ed Afghanistan sono ancora lì, e che nel Darfur, in Somalia, in Birmania e nel Kenya ci sono ancora orrori irrisolti (e guai a parlarne nei media tradizionali) e che da noi in Italia non è molto comune utilizzare forme di comunicazione alternative per denunciare gravi problemi sociali, ma al contrario è piuttosto comune usare i mezzi di comunicazione tradizionale per anestetizzare il pubblico con sordidi fatti di cronaca.
The Society of Illustrators in collaboration with The Nation Presents Artists Against the War
Army of none è un libro sull’anti-reclutamento e contro la guerra scritto dalla veterana Aimee Allison e David Solnit che si occupa di “organizzare una giustizia globale”. Curato nel design da Jason Justice, composto da 224 pagine ed oltre 90 tra foto ed illustrazioni. Army of none espone la vera storia dietro il reclutamento militare negli USA, ed offre guide, strumenti e risorse per contrastare la militarizzazione dei giovani americani.
SEVEN STORIES PRESS
New York • 2007
ISBN 978-1-58322-755-8 • $14.95
Avaaz.org ha creato questo cortometraggio per promuovere la comprensione tra Musulmani ed Americani e per incoraggiare tutti a firmare la petizione “Real Middle East Peace Talks Now”.
Quando a John Lennon fu chiesto: cosa dovrebbe fare Nixon per far finire la guerra in Vietnam, lui fissò incredulo la telecamera e rispose: “dovrebbe dichiarare la pace”.
Credo che nella sua meravigliosa semplicità, il messaggio di Lennon possa, haimè, ancora oggi essere di aiuto ai nostri attuali governanti.
“Soldati e civili continuano a morire, le libertà civili vengono limitate ogni giorno di più, si è tornato a parlare di armi nucleari. Viviamo in uno stato di guerra infinita…”
Così Another poster for peace descrive la sua “missione”
un’iniziativa semplice per contrastare la campagna di propaganda del governo statunitense alla guerra attraverso il design.
I poster presenti sono a disposizione di chiunque anche per fini commerciali, senza limiti di copyright, e possono essere scaricati in versione PDF per la stampa in doppio formato.
“Se molti di noi manifestano il proprio dissenso, è possibile elevare il livello di coscienza al punto che i nostri leaders dovranno ascoltarci…”
Personalmente non credo che chi ha costruito una guerra su misura per i propri fini di potere e commerciali e che ha limitato le libertà civili dei propri concittadini sia disposto ad ascoltare chi vuole la pace, ad ogni modo ogni iniziativa che mostra coscenza civile è necessaria a far comprendere che una massa intelligente esiste.