La loro posizione è quella di chi, dopo un’attenta analisi , ha coscienza del fatto che, le politiche di lotta alla droga basate su un infantile e moralistico proibizionismo, nascondono di fatto una serie di gravi problemi derivati da queste politiche:
Milioni di persone vengono ogni giorno perseguitate perchè usano droghe e vengono trasformati da leggi conservatrici in criminali, indebolendone la partecipazione alla vita sociale;
La criminalizzazione di chi usa droghe, li allontana dai servizi sanitari pubblici (la dove esistono), impedendo la prevenzione ed il corretto trattamento di malattie come l’HIV e l’epatite C;
In molti paesi del mondo leggi nascoste dalla dicitura “lotta alla droga” portano a sistematiche sospensioni dei diritti umani, arrivando a torturare ed uccidere chi viene imprigionato (in Italia sebbene esista un sistema giuridico che fa in modo che questo non accada, si sono verificati gravissimi fatti dove le forze di polizia hanno arbitrariamente torturato ed ucciso giovani tossicodipendenti).
La ” International Network of People Who Use Drugs (INPUD)” quindi, attraverso la propria azione si propone di portare gli organismi internazionali a intraprendere le giuste politiche di riduzione del danno e di tutela dei diritti umani e salute pubblica.
Oggi quel simbolo divenuto, al pari delle indicazioni per gli aereoporti, per le toilettes e per gli uffici postali, un’icona inconfutabile nel suo significato (a meno che qualcuno con una cattiva educazione visiva non lo scambi per logo della Mercedes) di messaggio di pace, tanto da essere soggetto a reinterpreatazioni dai bravi designers e illustratori sul sito del suo compleanno happybirthdaypeace.com.
Che la pace non sia facile da comunicare al potente di turno è un fatto risaputo e allora non ci resta che abbellire i nostri simboli che forse purtroppo resteranno lì a testimoniare in una veste diversa e ancora più colorata ancora una volta gli inganni della guerra.
…Mentre la politica estera signor D’Alema langue.
Army of none è un libro sull’anti-reclutamento e contro la guerra scritto dalla veterana Aimee Allison e David Solnit che si occupa di “organizzare una giustizia globale”. Curato nel design da Jason Justice, composto da 224 pagine ed oltre 90 tra foto ed illustrazioni. Army of none espone la vera storia dietro il reclutamento militare negli USA, ed offre guide, strumenti e risorse per contrastare la militarizzazione dei giovani americani.
SEVEN STORIES PRESS
New York • 2007
ISBN 978-1-58322-755-8 • $14.95
Avaaz.org ha creato questo cortometraggio per promuovere la comprensione tra Musulmani ed Americani e per incoraggiare tutti a firmare la petizione “Real Middle East Peace Talks Now”.
Quando a John Lennon fu chiesto: cosa dovrebbe fare Nixon per far finire la guerra in Vietnam, lui fissò incredulo la telecamera e rispose: “dovrebbe dichiarare la pace”.
Credo che nella sua meravigliosa semplicità, il messaggio di Lennon possa, haimè, ancora oggi essere di aiuto ai nostri attuali governanti.
“Soldati e civili continuano a morire, le libertà civili vengono limitate ogni giorno di più, si è tornato a parlare di armi nucleari. Viviamo in uno stato di guerra infinita…”
Così Another poster for peace descrive la sua “missione”
un’iniziativa semplice per contrastare la campagna di propaganda del governo statunitense alla guerra attraverso il design.
I poster presenti sono a disposizione di chiunque anche per fini commerciali, senza limiti di copyright, e possono essere scaricati in versione PDF per la stampa in doppio formato.
“Se molti di noi manifestano il proprio dissenso, è possibile elevare il livello di coscienza al punto che i nostri leaders dovranno ascoltarci…”
Personalmente non credo che chi ha costruito una guerra su misura per i propri fini di potere e commerciali e che ha limitato le libertà civili dei propri concittadini sia disposto ad ascoltare chi vuole la pace, ad ogni modo ogni iniziativa che mostra coscenza civile è necessaria a far comprendere che una massa intelligente esiste.
Peace Oil nasce da un’iniziativa sponsorizzata da The Charities Advisory Trust che incoraggia alla cooperazione tra le comunità presenti nell’area.
E’ prodotto nella zona settentrionale di Israele da Arabi ed Ebrei, grazie al Charities Advisory Trust il cui punto di vista è che attraverso il contatto e la cooperazione si possono infrangere le barriere e costruire il rispetto e la comprensione delle culture.
“It’s extra virgin, great on salads and a lubricant for relationships in the Middle East.”
“E’ extravergine, ottimo sull’insalta e lubrificante per le relazioni nel Medioriente”.