Dopo le “pressioni” di Obama per far entrare la Turchia nell’unione europea, ecco come, Mustafa Topaloğlu, cantante turco canta il suo tributo al presidente americano.
Non sono riuscito a trovare una traduzione del testo di questo swing, ma a giudicare dal genere musicale e dal video si intende che probabilmente in Turchia è ancora ben vivo il sogno americano.
Obama era stato “bacchettato” da Sarkozy e Merkel alla vigilia del suo viaggio ad Ankara, per aver spinto affinchè l’entrata della Turchia nell’Unione Europea avvenga al più presto come segnale ai Paesi musulmani.
È probabile che oltre al problema del flusso dei cittadini turchi (questa ufficialmente la posizione dei due capi di stato) abbia un peso la richiesta del Parito Popolare Europeo di inserire nella Costituzione per l’Europa un richiamo diretto alle radici cristiane dell’Europa (io direi pagane piuttosto) soprattutto in chiave elettorale, essendo alle porte le elezioni europee di giugno appunto.
“It’s the answer spoken by young and old, rich and poor, Democrat and Republican, black, white, Latino, Asian, Native American, gay, straight, disabled and not disabled – Americans who sent a message to the world that we have never been a collection of Red States and Blue States: we are, and always will be, the United States of America.” -Barack Obama
Questo poster è stato ispirato dalle parole del discorso iniziale del presidente USA da Greg Beauchamp, che è stato anche l’autore della campagna McCain Dog Poo flags, dove aveva creato delle bandierine con il nome di McCain da “piantare” nelle feci lasciate per strada dai cani.
Il video fa parte della campagna di Amnesty International 100 days. Amnesty non si aspetta l’impossibile da Obama, ma chiede al nuovo presidente di combattere il terrorismo attraverso la giustizia. L’inizio è ottimo.
Il giorno del suo insediamento alla Casa Bianca, Barack “Hussein” Obama ha ordinato ai giudici militari di sospendere per 4 mesi i processi dei detenuti del carcere di Guantanamo e dichiarato di volerlo chiudere entro il 2009, un chiaro ritorno allo stato di diritto dopo 8 anni di violazioni.
Il documentario ”Taxi To The Dark Side” del regista Alex Gibney è uno sconcertante documento della politica attuata dall’amministrazione Bush dopo l’11 settembre, che narra del tassista Afgano Dilawar, morto in seguito alle torture messe in atto dai militari nella base aerea di Bagram mentre era in regime di detenzione.
A chi avesse ancora dei dubbi su quali cambiamenti possa portare Obama alla politica americana finalmente “liberata” dai Neo-Con, consiglio di vedere il documentario con l’invito a riflettere sull’opportunità di vedere la politica come fatto umano e non semplicemente come strumento per l’economia, e se questo cambiamento di direzione non fosse già in se un “incanto” dopo anni di barbarie appoggiati in pieno da essi stessi.
- Questo dibattito sta avendo luogo a causa della corte suprema la quale ha detto che dobbiamo attenerci all’articolo 3 della convenzione di Ginevra. E questo articolo 3 dice che, sapete, sono vietati gli oltraggi alla dignità personale.