Un modo ironico per guardare al fenomeno della gentrification, quattro camion, ognuno fornito di un quarto di un bar, si incontrano, si parcheggiano uno di fianco all’altro in una degradata perferia per formare un accogliente locale.
“It’s the answer spoken by young and old, rich and poor, Democrat and Republican, black, white, Latino, Asian, Native American, gay, straight, disabled and not disabled – Americans who sent a message to the world that we have never been a collection of Red States and Blue States: we are, and always will be, the United States of America.” -Barack Obama
Questo poster è stato ispirato dalle parole del discorso iniziale del presidente USA da Greg Beauchamp, che è stato anche l’autore della campagna McCain Dog Poo flags, dove aveva creato delle bandierine con il nome di McCain da “piantare” nelle feci lasciate per strada dai cani.
Immaginiamo qualcosa di grottesco usato per smascherare l’ipocrisia dei (pre)potenti, immaginiamo che questo venga proposto all’interno di un programma satirico di sabato sera, in tarda serata, su di una televisione italiana che si promuove come libera, ma che relega questo tipo di spettacoli in fasce orarie improponibili per un popolo come quello italiano, il quale in quelle stesse ore di ogni settimana, è preso nel becero festeggiare della propria agonia di civiltà (se mai popolo italiano -si possa affermare- sia mai esistito, nei termini di nazione moderna).
Questa è l’immagine reale di quanto accaduto una settimana fa, e cioè: un intero popolo era nelle pizzerie, i ristoranti, le discoteche, i locali notturni,i circoli pseudoculturali -dove si evade allegramente il fisco- a smaltire la fatica settimanale di essere italiani; mentre su la7 Daniele Luttazzi con una gag, che da ora in avanti resterà memorabile, affermava che un’orgia sado-maso di potere ha portato l’Italia -cioè il suo stesso paese dove vive e paga le tasse- a violare la propria costituzione per essere trascinato attraverso la menzogna in una guerra fondata solo su principi di natura economico/energetica con i soldi dei cittadini italiani, provocando migliaia di morti.
Un lampo di genio oserei dire, se non ci soffermasse alle apparenze, che questa stessa immagine renderebbe volgare, ma evidentemente per quelli di la7 gli italiani non sono in grado di comprendere che la satira (proposta in un contenitore satirico evidentemente) è un genere letterario ed artistico, ed ecco così che una metafora, che secondo me rivela il genio artistico di Luttazzi diventa l’ennesima scusa per sottrarre a quei pochi milioni di italiani che seguivano il programma, il gusto di avere -in un paese di circa 50 milioni di abitanti narcotizzati- un vero programma satirico.
Ed ora immaginiamo, da questa sera ancora una volta, un Italia senza Daniele Luttazzi e la sua satira, mentre quelle stesse persone che hanno censurato Daniele Luttazzi, continueranno a pisciare addosso, cagare in bocca e frustare Giuliano Ferrara in una vasca da bagno.
E questa è l’immagine reale di quanto continuerà ad accadere in Italia negli anni a venire.
Qualcuno l’ha definito volgare e grossolano, ma io ci vedo una buona dose di satira e non potevo resistere alla tentazione di fare un post su questo “ritratto” di George W Bush, fatto interamente da ritagli di riviste porno da Jonathan Yeo.
Pare che la Bush Library gli avesse commissionato un ritratto, e che dopo aver ritirato la commessa, lui abbia deciso di andare avanti e di realizzarne uno comunque.
Visto così sembra essere innocuo, ma se volete vederlo in maggior dettaglio tenete lontani i vostri bambini abituati a vedere tenere immagini di guerre, il sesso a confronto è cosa terribile.
E’ uscito il nuovo album di Daniele Luttazzi, School is boring. Il popolare autore satirico alla sua seconda esperienza discografica dopo Money for dope, quasta volta è uscito con un album in vendita esclusivamente su Indiestore la casa discografica online indipendente. Well done Daniele!
E’ di poco fa la notizia che il Ministro Gentiloni ha presentato le linee guida per la nuova RAI, la novità più interessante sembra essere quella della creazione di una fondazione che tolga dalle mani del governo il servizio che rimane comunque pubblico.
Il nuovo assetto organizzativo per Viale Mazzini prevede la creazione di tre società distinte: una società che gestisce gli impianti della rete, una a prevalente finanziamento pubblico, una finanziata esclusivamente dalla pubblicità.
Secondo il Ministro questo garantirebbe autonomia dal governo, rappresenterebbe i cittadini-utenti, e difenderebbe l’indipendenza dai diversi poteri.
I dubbi che mi rimangono sono quelli legati alle nomine che rimangono in parte legate ai presidenti dei due rami del parlamento ed in parte vanno alle Regioni, organi accademici e sindacali. In questo modo non so se è possibile evitare il problema di poltrone assegnate in maniera clientelare, (mi auguro di si) tuttavia essendo solo delle linee guida non resta che aspettare il seguito di questa importante fase di riforma che riguarda la televisione italiana.
Dopo essere stato in Palestina, dove ha realizzato nove “opere” sulla parte palestinese del muro recentemente costruito da Israele, e dopo aver falsificato copie dell’album di Paris Hilton nei negozi di musica, Banksy è approdato a Los Angeles con i suoi graffiti che rappresentano spesso animali come topi e scimmie, poliziotti e anziani. Banksy nelle sue rappresentazioni è un artista politicamente impegnato e denso di ironia, infatti le sue “prodezze” hanno spesso suscitato scalpore e sono state identificate come atti di vandalismo, ha persino sconvolto gli animalisti dopo aver dipinto, come a Los Angeles, direttamente sui corpi degli animali.
Bene, le ragioni per cui amo questo artista sono proprio queste: la sua capacità di sconvolgere, la sua creatività tagliente, la sua capacità di cogliere le gravi contraddizioni della nostra società e l’irriverenza nei confronti di quelle istituzioni che dietro ai loro sofismi nascondono solo il desiderio di conservare lo status quo, senza critiche reali a problemi come guerra, inquinamento, povertà e diritti civili.
Ecco una lunga carrellata di sue opere su Flickr.